Outdoor Festival 2014 – Le opportunità di cui Roma ha bisogno.

 

Outdoor Urban Art Festival 2014

25 ottobre – 22 novembre

Ex Dogana – San Lorenzo, Roma

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“Ma questo posto dove sta?”
“ Eh..m’hanno detto a scalo San lorenzo?”
“Ma dove? Ma che è la? Dove ce sta tutta quella gente?”
“Me sa de si..”

Entro.
La prima cosa che mi ha colpito è stato lo spazio. Nel senso che c’era spazio, tanto spazio, e ce ne era anche di più.
Corridoi lunghi dipinti intervallati da sale: grandi, dipinte, sedute fatte di scatole e cassette per la frutta ben incastrate tra loro a creare una comoda panchina per fermarsi a guardare, a riposare o a chiacchierare.
Dopo i primi passi non ero più in luogo a me familiare, respiravo un’aria nuova, stimolante, diversa.
Un museo in un Ex Dogana, che con il museo ha in comune solamente l’arte, ma la dimensione è più libera, non è vietato alzare la voce, ma nessuno la alza, non è vietato fumare all’interno, ma nessuno lo fa, non è vietato bere birra..ed infatti tutti bevono.
Percorro il primo corridoio.
Sono pupazzetti stilizzati sul muro, colorati che aprono la strada in una sala nella quale il lettering regna sovrano, tag coloratissimi illuminano lo spazio, e lì, un po’ nascosta la sala di Tnec e della geometria rossa, nera e bianca.
Altro corridoio.
Stavolta la sala è un’ istallazione, una ragnatela di fili rigidi che convergono in un punto e poi si aprono, un fuoco d’artificio immortalato nel momento della massima espansione.

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Vado avanti.
Lettere,sembra arabo o qualche lingua strana a me sconosciuta ma sono ovunque, sulle pareti laterali, sulle colonne portanti, sul soffitto (alto almeno 4 metri) e poi, al centro lo scivolo, le altalene, un piccolo parco giochi ma attorno non c’è il verde parco, ci sono i colori, leggo a terra JBROCK, Italia, penso: “C’è chi dice che ha copiato Retna”, a voi la scelta.
Mi prendo una birra (4 euri..ma il tappo è svitabile) e continuo il mio percorso seguo la musica, mi sembra Hip Hop ma sento anche un sassofono.
Altra sala, abbastanza spaziosa, mi si spiana davanti un rapper di colore francese che armonizza rime e sì! Avevo sentito bene! Lo accompagna un sassofonista che a metà concerto diventa un suonatore di flauto traverso, e le teste ondeggiano a ritmo rilassate.
Sono le due di notte, ma in realtà sono le tre, le persone attorno a me, un po’ alticce, ridono cercando di capire come sia possibile questa magia..è scattata l’ora legale mentre suonava cassa dritta, mentre si balla a musica non troppo alta, mentre nelle altre sale la pittura dorme e la musica si sveglia, mentre due ragazzi si baciano, mentre vado a prendermi un cocktail, mentre sono in una Ex Dogana che tra un mese sarà un supermercato, mentre mi domando perchè tutto ciò che è bello prima o poi vada distrutto, mentre qualcuno è ancora in fila, mentre mi chiedo se forse il concetto di street-art vada ampliato ad “indoor urban art” nel momento in cui si paga un ingresso (seppur minimo) per andarla a vedere, mentre finisco il cocktail e ricomincio a ballare..

 

Un progetto di :

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di Giulia Benassai

 

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