Avete mai sentito parlare del Codex Seraphinianus?il libro più strano del mondo!

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da : La Repubblica

O UN gatto o gli alieni. La genesi del “libro più strano del mondo” non può che essere surreale. Esattamente 40 anni fa in una casa di via Sant’Andrea delle Fratte a Roma, con un gatto accoccolato sulle sue spalle “forse a dettarmi tutto” Luigi Serafini, classe 1949, iniziò a disegnare il Codex Seraphinianus, considerato oggi il volume più strano al mondo.
Scritto in una lingua che non esiste e raccontato come fosse l’enciclopedia di un altro pianeta, quarant’anni dopo, grazie ai giovani, quel codice di 360 pagine gode di uno straordinario nuovo successo tanto che in Cina va letteralmente “a ruba”: non solo è introvabile, ma hanno perfino realizzato il fake, la falsa copia di un volume per sua natura incopiabile.

 

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Così, per celebrare il Codex, quattro decadi dopo, Serafini è tornato da quell’editore che gli diede fiducia. E l’incontro non poteva avvenire che in un luogo “strano” a sua volta: nel labirinto di bambù più grande del pianeta costruito alle porte di Parma fra piante e piramidi dall’editore Franco Maria Ricci. “Quest’uomo inventa mondi che non ci sono” dice Ricci sorridendo all’autore. “Anche tu lo fai” replica Serafini. Al siparietto assistono decine di appassionati, tutti con il costosissimo volume fra le mani, accorsi a Fontanellato (Pr) per vedere le pagine originali del Codex esposte nel Labirinto per qualche giorno. In prima fila ci sono anche fan cinesi dell’autore.

 

Parlare dei disegni dentro al libro, raccontarli, è praticamente vano: per ogni persona possono avere un senso e una prospettiva differenti. Perciò Serafini si sofferma sulle origini, dopo quei viaggi nell’America on the road della Beat Generation raccontata da Kerouac, della ricerca e il sacco a pelo, dello scambio costante di informazioni fra ragazzi. E poi il suo ritorno in Italia.

“Erano gli anni di piombo. Una sera un amico mi chiese se volevo uscire e andare al cinema. Dissi di no, che dovevo finire la mia enciclopedia. Allora realizzai che quei disegni sarebbero divenuti un codex. Se non era il gatto, forse era qualche civiltà di un’altra galassia a trasmettermi quelle visioni, un po’ come nel film ‘Incontri ravvicinati del terzo tipo’ di Spielberg. Loro mi indicavano e io disegnavo”. Metà anni Settanta, fece le prime tavole e partì per Milano. “Avevo una foto dell’editore e mi misi a fargli la posta. Lo aspettai tre ore seduto sulla mia utilitaria sperando di riconoscerlo, ma niente. Il giorno dopo lo vidi e gli mostrai i disegni. Lui capì”.

 

Piante, alberi, città, uomini che si trasformano in animali, lettere sconosciute “dove l’anatomico e il meccanico si scambiano le loro morfologie… dove il vegetale si sposa al merceologico, lo zoologico al minerale…così il cementizio e il geologico, l’araldico e il tecnologico, il selvaggio e il metropolitano, lo scritto e il vivente” scriveva Italo Calvino poco dopo la pubblicazione del Codex nel 1981 (il libro fu iniziato però nel 1976).

Allora quel libro non fu subito un successo. “E’ stato capito da una generazione dopo – dice Serafini – i giovani lo hanno riportato alla ribalta, celebrandone il mistero e ora è un successo popolare, perfino in Cina, dove lo hanno divorato”.

Dentro c’è una lingua che è solo “l’ombra di una scrittura vera. Tutti noi abbiamo una lingua nascosta, io mi sono liberato dall’alfabeto e ho seguito la mia inclinazione per le curve”. Viene da chiedersi se quei disegni, oltre al gatto o agli alieni, siano figli di sostanze psicotrope. “Me lo hanno già chiesto. Sì, nel mio primo viaggio in America provai la mescalina, ma direi che non fu l’allucinogeno ad aprirmi la mente. Sotto quegli effetti si fanno cose che sembrano belle, ma che in realtà sono banali. Se devo pensare a un qualche aiuto, mi viene in mente più il Valpolicella, un vino rosso che vendevano nell’osteria vicino a casa”.

Oggi il Codex è stato ristampato in mezzo mondo, dagli States all’Ucraina passando per l’Asia. E’ diventato un libro culto, apprezzato nel tempo da Calvino sino a Tim Burton.
Prima di prendere sotto braccio il suo vecchio editore (con in quale insieme a Vittorio Sgarbi sta pensando di dar vita alla rivista “Fmr”, la “più bella del mondo”) e perdersi nel labirinto, Serafini si presta alla processione di ammiratori che chiedono un suo autografo sul proprio Codex. Sono quasi tutti ragazzi. “I giovani di oggi hanno capito che il Codex in realtà era un blog in anticipo. Un blog affidato a una rete – allora quella editoriale – prima della rete odierna. Un blog su fogli Fabriano. Forse, nell’era della tecnologia e di internet, è per questo che lo amano tanto”.

 

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